04 dicembre 2008

Post Palermo

Solita sconcertante partita, come ogni tanto (troppo spesso) ci capita. Digerita la batosta, scrivo con animo molto sereno.
Con l'animo di chi ha finalmente capito che quest'anno non abbiamo nulla da perdere.
Ci avevo provato, a credere realmente che potessimo vincere lo scudetto ma, a meno di clamorose inversioni di rotta, sono certo che così non sarà.
Ho aperto questo blog per parlare di calcio, invece sempre più spesso mi ritrovo costretto a ragionare su uno sport diverso: la staffetta.
Nella staffetta, chi ha il Testimone corre. Nel Milan uguale. Corre (si muove) solo chi ha il pallone. Tutti gli altri, immobili.
E' un problema che potrebbe sembrare risolvibile. Secondo me è un problema drammatico perché in ballo non c'è solo una questione fisica. Anzi, dirò di più: in ballo non c'è AFFATTO una questione fisica (e gli ultimi forsennati minuti di Palermo lo dimostrano).
Secondo me è un problema di cultura calcistica, di abitudine mentale, di approccio alle partite totalmente sbagliato. E, oltrre a questo, spesso ci si aggiunge ANCHE il fattore fisico, visto che abbiamo gente la cui carta d'identità è più simile a quella di alcuni nostri dirigenti che a quella di altri elementi della rosa.

Dicevo: l'immobilità è un problema drammatico. Drammatico perché questa ormai è una costante da troppo tempo. Questo è un modo di giocare tipico, da anni a questa parte.
Sostengo una tesi che vi invito a smentire: il Milan gioca praticamente sempre la stessa partita, sia che vinca sia che perda.
Può vincere 3-0, può perdere 0-3 ma il modo di giocare non cambia. Non cambia neppure l'intensità, la grinta: è questo il problema!
Non riusciamo a caricarci, non riusciamo a reagire dopo essere stati feriti, non riusciamo a evitare che gli altri ci feriscano sempre negli stessi modi.
Subiamo la partita, invece di gestirla.
E' un atteggiamento che denota anche una buona dose di presunzione, secondo me. Come se in campo gli avversari dovessero intimidirsi soltanto guardando le medaglie che portiamo in petto. In realtà non è così. Quelle stesse medaglie sono il nostro tallone d'achille perché caricano gli avversari e ci fanno scendere in campo con l'aria di chi "ho calcato palcoscenici più importanti".
Ma di questo passo non si va da nessuna parte.

Evito di dare pagelle.

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